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	<title>Health Care Italia</title>
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	<description>Gruppo Privato di Sanità</description>
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		<title>Seminario &#8220;Io, l&#8217;alcool e il territorio&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 06 May 2012 16:46:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elio Colaluca</dc:creator>
				<category><![CDATA[News & Media]]></category>
		<category><![CDATA[Utenti newsletter]]></category>

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		<description><![CDATA[Il prossimo martedì 22 maggio p.v, alle ore 9, presso la Sala Consiliare del Comune di Mugnano di Napoli, si terrà il Seminario "Io, l'Alcol e il Territorio" sulle tematiche alcol-correlate ed i trattamenti territoriali. Il Seminario è stato organizzato dal Servizio...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il prossimo martedì 22 maggio p.v, alle ore 9, presso la Sala Consiliare del Comune di Mugnano di Napoli, si terrà il Seminario &#8220;Io, l&#8217;Alcol e il Territorio&#8221; sulle tematiche alcol-correlate ed i trattamenti territoriali.</p>
<p>Il Seminario è stato organizzato dal Servizio di Psicologia della <a href="http://www.hcitalia.it/casadicuravilladeifiori/">Casa di Cura Villa dei Fiori</a>, patrocinato dal Comune di Mugnano di Napoli e dalla ASL Napoli 2 Nord in collaborazione con l&#8217;ARCAT Campania e l&#8217;Associazione Alcolisti Anonimi.</p>
<p>Per ulteriori informazioni si invita a prendere visione della brochure dell&#8217;evento qui allegata: <a href='http://www.hcitalia.it/wp-content/uploads/2012/05/Locandina-Evento.pdf'>Locandina Evento</a></p>
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		<title>Percorsi Diagnostici &#8211; Terapeutici in Urinoginecologia</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Apr 2012 12:03:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elio Colaluca</dc:creator>
				<category><![CDATA[News & Media]]></category>

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		<description><![CDATA[In data 26 Maggio 2012, presso la Casa di Cura Villa dei Fiori, si terra' il convegno dal titolo: Percorsi Diagnostici - Terapeutici in UROGINECOLOGIA. Si tratta di una giornata di approfondimento scientifico, organizzata sotto l'egida dell'AOGOI - Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri Italiani e, dell'AGITE - Associazione Ginecologi Territoriali...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In data 26 Maggio 2012, presso la Casa di Cura Villa dei Fiori, si terra&#8217; il convegno dal titolo:  Percorsi Diagnostici &#8211; Terapeutici in UROGINECOLOGIA. </p>
<p>Si tratta di una giornata di approfondimento scientifico, organizzata sotto l&#8217;egida dell&#8217;AOGOI &#8211; Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri Italiani e, dell&#8217;AGITE &#8211; Associazione Ginecologi Territoriali, con il coordinamento del  Prof. A. Chiantera, Medico Specialista Responsabile dell&#8217;Unità Funzionale di Ginecologia della Casa di Cura Villa dei Fiori.</p>
<p>L&#8217;evento,  di evidente prestigio scientifico, voluto e supportato dalla Presidenza del Consiglio di Amministrazione,  rappresenta un&#8217; occasione preziosa  per far conoscere  ulteriormente la nuova veste di Villa dei Fiori, completamente rinnovata, sia sotto il profilo tecnico organizzativo,  e sia rispetto alle nuove prerogative assistenziali, con l&#8217;auspicio di catalizzare l&#8217;attenzione di potenziali nuovi utenti.</p>
<p>La sede del convegno è</p>
<p><strong>Casa di Cura Villa dei Fiori<br />
Corso d&#8217;Italia n°110 &#8211; 80018<br />
Mugnano di Napoli (NA)</strong></p>
<p>A link che segue è possibile visionare <a href='http://www.hcitalia.it/wp-content/uploads/2012/04/LOCANDINA-AGITE1.pdf'>locandina dell&#8217;evento >></a></p>
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		<title>Così il Privato &#8216;puro&#8217; tutela la salute</title>
		<link>http://www.hcitalia.it/hcitalia/cosi-il-privato-puro-tutela-la-salute/</link>
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		<pubDate>Thu, 29 Mar 2012 22:51:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elio Colaluca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli e pubblicazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Un intervento del Dott. Filippo Tangari sul Sole 24 Ore Sanità

Considerato l’obiettivo delicato di tutelare la salute dei cittadini,  la sanità pubblica ha da sempre avuto un ruolo di rilievo nell’erogazione e nella distribuzione di risorse ai soggetti che garantiscono il...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un intervento del Dott. Filippo Tangari sul Sole 24 Ore Sanità</p>
<p>Considerato l’obiettivo delicato di tutelare la salute dei cittadini,  la sanità pubblica ha da sempre avuto un ruolo di rilievo nell’erogazione e nella distribuzione di risorse ai soggetti che garantiscono il raggiungimento di questo fine. Il settore privato, tuttavia, può contribuire in maniera significativa al miglioramento delle caratteristiche  dell’offerta sanitaria nazionale attraverso capitali, organizzazione aziendale e cultura manageriale.</p>
<p>L’affermarsi di queste convinzioni ha permesso negli ultimi dici anni una vera e propria trasformazione del ruolo delle aziende sanitarie private nel nostro Paese, con la conseguente notevole espansione dell’offerta. In particolare, già con le prime riforme del sistema  all’inizio degli anni ’90, gli istituti sanitari privati sono passati dal proporre un’offerta addizionale rispetto agli istituti pubblici a una concorrenziale o, a volte, addirittura sostitutiva, rispetto a quella pubblica.<br />
Molte strutture private di grandi dimensioni, che hanno organizzato la loro offerta con tipologia medico-chirurgica, sono fortemente impegnate nella ricerca e operano in maniera del tutto similare ai policlinici universitari pubblici.</p>
<p>Grazie, poi, ai macchinari all’avanguardia e al contributo delle nuove tecnologie, sono in grado di raggiungere livelli assistenziali di eccellenza vera, valorizzando la professionalità dei medici che lavorano nel comparto. Tra di esse occorre  distinguere quelle che hanno optato per un’erogazione di prestazioni in forma di concessione pubblica – accreditate con i Ssr – e quelle che invece hanno mantenuto la loro veste privatistica. Mentre le prime, pur motivate dai più altri principi assistenziali, sono in “stallo” per il comportamento della pubblica amministrazione che non riesce a rispettare sia la qualità che la quantità del pagamento dell’attività svolta, le seconde, potendo disporre di un’autonomia propria, sono nella condizione di mantenere fermi quei principi assistenziali che donano alla clientela le migliori garanzie e il più idoneo setting assistenziale nel momento di maggior bisogno di sicurezza e di risposte non infrequentemente salva vita. Basti pensare che il ricorso a regimi di ricovero day hospital, day surgery e/o day service, per specifiche patologie, sono al primo posto nelle case di cura private rispetto all’anacronistico regime di ricovero ordinario del comparto pubblico/accreditato. Non solo, ma mentre il privato gestisce risorse del cittadino senza gravare sulla precaria situazione dei fondi sanitari pubblici, il privato accreditato si inserisce in quei meccanismi di risparmio della spesa che finisce per mortificare non solo la continuità assistenziale ma, anche, la professionalità degli operatori sanitari.</p>
<p>E’ in questo contesto che si inquadra l’esperienza innovativa nel settore della Sanità privata romana del Rome American Hospital (Rah), nato nel 1990 da una joint venture tra la Hca di Nashville e un gruppo di promotori italiani e che lavora in modo complementare e con spirito di collaborazione con il Servizio sanitario nazionale. La casa di cura ha 150 posti letto e oltre 250 collaborazioni con medici di livello nazionale e internazionale. Grazie a un fatturato in crescita del 7% rispetto al 2010, sono stati realizzati investimenti di circa 1,5 milioni di ero. Investimenti, in corso di completamento, che sono servizi soprattutto per costruire nuovi ambulatori in grado di soddisfare la sempre maggiore richiesta di accoglienza e che verranno riservati anche ai pazienti dei nuovi centri di eccellenza , da poco inaugurati, come quello di senologia e quello multidisciplinare e multiprofessionale per l’obesità. E’ stato recentemente aperto anche il Centro di procreazione medicalmente assistita collegato con il Centro per la cura dell’endometriosi. Una realtà  di eccellenza per la correlazione tra stato di infertilità e patologia organica e che, rispetto ad simili esperienze in cui si è  sviluppato solo l’aspetto della procreazione artificiale senza una struttura medica per la cura delle cause, è da considerare un’esperienza di notevole valore aggiungo sociale. </p>
<p>Tutto ciò in linea con il modus operandi del Rome American Hospital, secondo cui, nell’assistenza sanitaria, l’intervento del privato, anche se in relazione a un’organizzazione aziendale di tipo profit, non può prescindere deal garantire al proprio cliente il migliore sistema di diagnosi e cura tutelando la professione del medico e la salute del paziente.</p>
<p><strong>Filippo Tangari</strong><br />
Presidente C.d.A.<br />
Rome American Hospital S.p.A.</p>
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		<title>Il Glaucoma</title>
		<link>http://www.hcitalia.it/hcitalia/glaucoma/</link>
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		<pubDate>Wed, 28 Mar 2012 14:37:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elio Colaluca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli e pubblicazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Il glaucoma rappresenta attualmente, nel mondo occidentale, una delle malattie oculari piu’ frequentemente associata ad una perdita profonda ed irreversibile della vista. Nella maggioranza dei casi, la malattia esordisce, in eta’ adulta, in modo subdolo...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il glaucoma rappresenta attualmente, nel mondo occidentale, una delle malattie oculari piu’ frequentemente associata ad una perdita profonda ed irreversibile della vista.<br />
Nella maggioranza dei casi, la malattia esordisce, in eta’ adulta, in modo subdolo, apparentemente asintomatico   e la sua scoperta e’ frequentemente casuale, ed in genere avviene durante un controllo oculistico per motivi completamente diversi.</p>
<p>“Il Ladro silenzioso della vista”, cosi’ la malattia, con un pizzico di cupa ironia, viene spesso definita  universalmente; ed in effetti  spesse volte, quando viene  finalmente  effettuata la diagnosi, la perdita’ della vista,  inaspettata ed insospettabile, e’ gia’ stata fortissima, quasi come se “qualcuno” l’avesse improvvisamente  rubata  via. La causa di questa perdita’ visiva e’ da ricercare in una grossolana perdita di fibre nervose visive al livello del disco ottico, ossia della testa del nervo ottico che, normalmente  si compone di circa 1.2 &#8211; 1.5 milione di neuroni o fibre.<br />
Nella maggioranza dei casi il danno al nervo ottico e’ legato ad un aumento della  pressione endoculare; ossia  all’aumento della pressione che l’umore acqueo, interno al bulbo oculare, esercita  sul nervo ottico stesso, determinando una ischemia focale delle fibre nervose  a cui segue, nel tempo , prima una grave sofferenza ischemica del tessuto nervoso e successivamente la morte cellulare. (apoptosi). </p>
<p><img src="http://www.hcitalia.it/wp-content/uploads/2012/03/1.png" alt="" title="1" width="380" height="258" class="aligncenter size-full wp-image-879" /></p>
<p>A quel punto il nervo ottico impallidisce  e al suo interno si allarga, in modo caratteristico, la escavazione fisiologica del disco; nelle fasi tardive della malattia il disco ottico presenta un  aspetto “a scodella”, decolorato, a significare  la perdita della gran maggioranza delle fibre nervose visive. In associazione alla perdita di fibre nervose del disco ottico si manifesta una progressiva riduzione della sensibilita’ visiva che, nel tempo, puo’ provocare un restringimento progressivo  del campo visivo  sino a diventare di aspetto  tubolare.</p>
<p><img src="http://www.hcitalia.it/wp-content/uploads/2012/03/2.png" alt="" title="2" width="380" height="258––" class="aligncenter size-full wp-image-881" /></p>
<p>Appare evidente da quanto detto sinora che, nel glaucoma, la pressione oculare elevata svolge un ruolo importantissimo anche se non unico;  il suo aumento potrebbe derivare da una produzione eccessiva di umore acqueo da parte  del corpo ciliare o da una riduzione del suo riassorbimento. Qualunque sia la causa,  essa determina, nel tempo, una compromissione della funzione visiva.<br />
Per valutare con precisione  il grado di compromissione  della  sensibilita’ visiva occorre praticare l&#8217;&#8221;esame computerizzato del campo visivo”, ossia la valutazione (attraverso un sofisticato strumento diagnostico computerizzato)  della risposta oculare  agli stimoli luminosi , unica indagine oculistica in grado di rappresentare l’evoluzione della malattia glaucomatosa, in modo fedele ed efficace. Negli ultimi anni si sono affermate, nella diagnostica del glaucoma, numerose nuove sofisticate tecniche di Hi-Tech Imaging, in grado di monitorare in senso digitale l’evoluzione della malattia ; tuttavia lo studio del campo visivo computerizzato nel tempo,  ancora oggi,  rimane alla base della maggior parte delle scelte  strategiche  di terapia antiglaucomatosa .</p>
<p><img src="http://www.hcitalia.it/wp-content/uploads/2012/03/3.png" alt="" title="3" width="380" height="258" class="aligncenter size-full wp-image-883" /></p>
<p>Sebbene  non tutti i pazienti  affetti da glaucoma mostrino una pressione intraoculare molto elevata e non tutti i danni del nervo ottico dei glaucomatosi siano attribuibili alla pressione oculare, la cura standard corrente del glaucoma è dedicata quasi esclusivamente alla riduzione della pressione intraoculare. </p>
<p>Riducendo la pressione oculare può essere arrestata la progressione o ritardato drammaticamente il corso patologico della malattia nella piu’ vasta maggioranza dei casi.<br />
La riduzione della pressione oculare puo’ essere ottenuta attraverso il trattamento farmacologico o quello chirurgico e parachirurgico.</p>
<p>I farmaci anti glaucomatosi, somministrati come colliri, appartengono a varie categorie farmacologiche ed agiscono in genere riducendo la produzione di umore acqueo o favo rendone il deflusso a livello dei sistemi di drenaggio umorale dell’occhio. Vengono instillati con regolarita’ e continuita’ (praticamente per tutta la vita) una o piu’ volte al giorno.  Molti di questi prodotti sono molto efficaci nel ridurre la pressione oculare ma non sono scevri da effetti collaterali sia locali oculari che generali. Inoltre la presenza di conservanti, associati alla molecola farmacologica attiva, provoca frequentemente una alterazione del film lacrimale con iperemia congiuntivale reattiva (occhio arrossato) prurito, bruciore e senso di corpo estraneo.</p>
<p>La terapia parachirurgica viene  effettuata con alcuni tipi di laser che agiscono sui sistemi di drenaggio dell’umore acqueo (trabecolato) determinando un incremento della capacita’ di deflusso  dell’occhio  e conseguentemente una riduzione della pressione oculare. E’ una terapia maneggevole, ripetibile piu’ volte nel tempo , ma non utilizzabile in casi complessi o avanzati a causa di una  efficacia terapeutica non costante.<br />
La terapia chirurgica rappresenta certamente l’opzione terapeutica piu’ efficace ed invasiva nella malattia glaucomatosa; quando la terapia medica non riesce ad ottenere un buon compenso funzionale ed un arresto della progressione del danno visivo la chirurgia diventa indispensabile. </p>
<p>“ Gold standard” nella chirurgia del glaucoma ad angolo aperto, la forma nettamente piu’ comune di malattia glaucomatosa, e’ rappresentata dalla “Trabeculectomia”, raffinata  tecnica chirurgica filtrante “protetta” che ha lo scopo di favorire il drenaggio dell’umore acqueo attraverso la costruzione di un sofisticato “by pass”   tra la camera anteriore oculare e lo spazio virtuale sub congiuntivale, sotto la “protezione”  di uno sportello “costruito” all’interno della sclera. La trabeculectomia e’ una tecnica molto efficace, in grado di ridurre anche pressioni oculari molto elevate ma spesso associata a gravi effetti collaterali e complicanze postoperatorie.</p>
<p>Negli ultimi anni sono state “inventate” numerose nuove tecniche chirurgiche antiglaucomatose con il fine  di ridurre le importanti complicanze della trabeculectomia e tentare di mantenerne l’efficacia terapeutica: viscocanalostomia, sclerectomia profonda, sono tecniche chirurgiche efficaci molto ingegnose e complesse, ma si accompagnano ad una curva di apprendimento molto lunga e quindi non riscuotono un successo universale.<br />
Certamente un formidabile passo avanti nella chirurgia antiglaucomatosa e’ rappresentato dall’utilizzo dei dispositivi (devices) valvolari in grado di garantire una prevedibilita’ molto buona dell’effetto terapeutico ipotonizzante ed una riduzione assoluta delle complicanze intra e postoperatorie della chirurgia filtrante tradizionale. I piu’ moderni devices hanno certamente sostituito vantaggiosamente la trabeculectomia negli ultimi anni e rappresentano ormai un punto di riferimento per chi si occupa di chirurgia del glaucoma</p>
<p><img src="http://www.hcitalia.it/wp-content/uploads/2012/03/4.png" alt="" title="4" width="380" height="258" class="aligncenter size-full wp-image-884" /></p>
<p>IL GLAUCOMA NEL MONDO<br />
•	135 milioni con grave deficit visivo da glaucoma<br />
•	45 milioni di ciechi per glaucoma<br />
•	80% della cecità è evitabile attraverso la prevenzione (20%) ed il trattamento medico e chirurgico (80%)<br />
•	Nel 2020 si prevede un raddoppio dei dati esposti in caso di mancata prevenzione e/o ridotto trattamento a causa dell’invecchiamento della popolazione.</p>
<p><strong>Dott. Paolo Lepre</strong><br />
<em>Responsabile Unita’ Funzionale di Oftalmologia s.m.<br />
Centro Glaucoma<br />
Casa di Cura Villa dei Fiori S.r.l.</em></p>
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		<title>La Disfagia &#8211; Cos&#8217;è e come si cura</title>
		<link>http://www.hcitalia.it/hcitalia/la-disfagia-cose-e-come-si-cura/</link>
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		<pubDate>Sat, 24 Mar 2012 19:17:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elio Colaluca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli e pubblicazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[La deglutizione e le sue alterazioni hanno avuto una particolare attenzione solo da poco più di un decennio, cioè da quando grazie a nuovi strumenti diagnostici (fibroendoscopia), è stato possibile documentare la fisiologia di questa complessa funzione...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A cura del Dott. Carlo Badaracco &#8211; Specialista in ORL e Audiologia &#8211; Rome America Hospital</p>
<p>La deglutizione e le sue alterazioni  hanno avuto una particolare attenzione solo da poco più di un decennio, cioè da quando grazie a nuovi strumenti diagnostici (fibroendoscopia), è stato possibile documentare la fisiologia di questa complessa funzione. </p>
<p>In particolare si è potuto evidenziare come le turbe della deglutizione, con il meccanismo delle aspirazioni tracheobronchiali e le broncopolmoniti ab ingestis possono condurre a morte un numero particolarmente alto di pazienti.</p>
<p><strong>Fisiologia della Deglutizione Normale </strong></p>
<p>La deglutizione è generalmente definita come il meccanismo che consente la propulsione del cibo dalla bocca allo stomaco in modo sicuro ed efficace. La deglutizione normale implica la partecipazione coordinata e sincronizzata della muscolatura orofaringea, laringea ed esofagea.  La deglutizione del bolo alimentare avviene circa 150 volte nelle 24 ore mentre la deglutizione inconscia della saliva si verifica ogni 30 secondi durante la veglia e ogni minuto nel sonno: vale a dire circa 1600-2000 volte nelle 24 ore. </p>
<p>Si distinguono generalmente 4 fasi principali nel meccanismo della deglutizione: </p>
<p>Fase orale preparatoria: E’ una fase volontaria. Il cibo solido e liquido viene manipolato per formare il bolo. Durante questa fase, il bolo è posizionato tra lingua e palato duro, il palato molle è abbassato per impedire che il bolo sfugga in faringe. Le vie aeree sono aperte.<br />
Fase orale: E’ una fase volontaria. Il palato molle è alzato e il cibo viene spinto verso la faringe da movimenti peristaltici. Avviene la simultanea chiusura del naso-faringe<br />
Fase faringea: E’ una fase volontaria ed involontaria. Il bolo viene trasportato attraverso la faringe posteriore. La laringe è chiusa a proteggere le vie aeree e si apre lo sfintere esofageo superiore.<br />
Fase esofagea: E’ una fase involontaria. Segue ad ogni fase faringea. Il bolo è trasportato nello stomaco da movimenti peristaltici</p>
<p><strong>La Disfagia</strong></p>
<p>Con il termine disfagia ci si riferisce a qualsiasi disagio nel deglutire o a qualsiasi disfunzione deglutitoria rilevabile direttamente o indirettamente per le sue conseguenze. E’ una condizione potenzialmente mortale che può emergere da una molteplicità di patologie, tra cui quelle neurologiche. Il disturbo della deglutizione può essere presente in tutte le fasi del processo,pertanto può compromettere la masticazione, i movimenti della lingua, il riflesso di deglutizione (ritardato o debole), la chiusura glottica (parziale o nulla), la presenza di residui nel canale orofaringeo, ecc. </p>
<p>Il passaggio del cibo nelle vie aeree (aspirazione) si può manifestare: in modo evidente con senso di soffocamento, tosse insistente, comparsa di colorito rosso o cianotico al volto; in modo più silente con il passaggio di piccole quantità di alimenti nei bronchi, il più delle volte non avvertito neppure dal paziente, pertanto sintomi che devono indurre il sospetto sono:<br />
• la comparsa di alcuni colpi di tosse involontaria entro 2-3 minuti dalla deglutizione di un boccone;<br />
• la comparsa di voce velata o gorgogliante dopo la deglutizione del boccone;<br />
• la fuoriuscita di liquidi o di cibo dal naso;<br />
• la presenza di un rialzo termico senza cause evidenti;<br />
• l’aumento di salivazione;<br />
• la presenza di catarro</p>
<p><strong>Cause di Disfagia </strong></p>
<p>Disfagia orale: sono presenti disturbi della 1ª o 2ª fase della deglutizione. Ciò si verifica, per esempio, nella paralisi del nervo facciale, nelle palato e labioschisi,in seguito ad interventi chirurgici demolitivi, radioterapie riguardanti, in qualche modo la bocca.<br />
Disfagia faringea: vi è un disturbo a livello della 3ª fase della deglutizione. Ciò si verifica nell’80% a causa di malattie neurologiche ed il 20% in seguito ad interventi chirurgici.<br />
Disfagia esofagea: vi è un disturbo a livello della 4ª fase della deglutizione. Si verifica a causa della presenza di diverticoli nell’esofago, per compressione da parte di un grosso gozzo tiroideo, per malattie neurologiche o in seguito ad interventi chirurgici</p>
<p><strong>VALUTAZIONE ENDOSCOPICA DELLA DEGLUTIZIONE CON FIBRA OTTICA FLESSIBILE</strong></p>
<p>La valutazione endoscopica della deglutizione (FEES) viene impiegata per definire le alterazioni strutturali e funzionali degli organi coinvolti, le abilità deglutitorie, l’adeguata protezione delle basse vie aeree, gli effetti di modificazioni delle caratteristiche reologiche (temperatura, omogeneità, viscosità) del bolo sulla deglutizione e la valenza terapeutica di manovre protettive e posturali facilitanti.<br />
 Il test viene eseguito mediante una sottile fibra ottica che tramite le fosse nasali raggiunge la laringe. La fibra è collegata ad una telecamera che consente la visualizzazione delle immagini su di un monitor e la loro eventuale registrazione.</p>
<p>L&#8217;esame viene eseguito prima senza assunzioni di boli alimentari quindi facendo deglutire al paziente prima dei piccoli boli  secondo una precisa sequenza in quantità e consistenze diverse (solidi, liquidi, semisolidi, semiliquidi). L’analisi diretta del meccanismo della deglutizione consente di arrivare ad una precisa diagnosi del disturbo disfagico e della fase interessata. La FEES ripetuta nel corso del trattamento permette di effettuare il monitoraggio obiettivo dei sintomi della disfagia ed il tempestivo   cambio di dieta e/o strategia terapeutica per la prosecuzione sicura dell’alimentazione per bocca ed il mantenimento di un’ottimale qualità di vita.</p>
<p><strong>TERAPIA</strong></p>
<p>I criteri fondamentali per decidere se alimentare oralmente il paziente sono lo stato di coscienza, la gravità della disfagia e la presenza di malnutrizione. La valutazione clinica e strumentale, seguite dalla riabilitazione  sono ormai da considerarsi come metodiche assolutamente necessarie all’interno di un progetto diagnostico-riabilitativo.<br />
Sulla base di quanto osservato, se necessario, viene impostato un piano di trattamento composto da:</p>
<p>-	tecniche di compensazione<br />
-	modificazione metodo, sequenza e frequenza nella presentazione del cibo<br />
-	modificazione volume, consistenza e viscosità del cibo<br />
-	modificazioni nel comportamento<br />
-	manovre di deglutizione<br />
-	tecniche di stimolazione sensoriale<br />
-	esercizi per aumentare la contrazione delle masse muscolari<br />
-	il counseling con i familiari (ed altri eventuali care-givers) per l’apprendimento di determinate accortezze da seguire al momento del pasto.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Innesti Dermo Epidermici Omologhi</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Mar 2012 15:19:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elio Colaluca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli e pubblicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[HCI Informa]]></category>

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		<description><![CDATA[Gli innesti dermo epidermici permettono di risolvere le lesioni trofiche difficili degli arti inferiori anche quando sono state riscontrate serie difficoltà di guarigione con altre terapie o con medicazioni avanzate.
La percentuale di guarigione delle ulcere degli arti inferiori trattate con innesti dermo epidemici omologhi...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gli innesti dermo epidermici permettono di risolvere le lesioni trofiche difficili degli arti inferiori anche quando sono state riscontrate serie difficoltà di guarigione con altre terapie o con medicazioni avanzate.</p>
<p>La percentuale di guarigione delle ulcere degli arti inferiori trattate con innesti dermo epidemici omologhi (da donatore) è oggi molto alta grazie alla esperienza maturata  e alla possibilità di associare terapie complementari, in particolare quando la situazione è complicata da una positività alla epatite C, dal diabete, da una cattiva circolazione e da tutte quelle situazioni che possono ritardare la crescita cellulare.</p>
<p>La risoluzione rapida della sintomatologia dolorosa, che tortura di frequente i pazienti affetti da ulcere degli arti inferiori tanto da definirle “ulcere arrabbiate&#8221;, ne fa, oggi, da parte nostra la terapia di prima scelta di fronte a questo problema.</p>
<p>Nella quasi totalità dei casi trattati nel giro di 24 ore la sintomatologia dolorosa regredisce completamente. L’intervento è molto semplice, non presenta nessun rischio e può quindi essere effettuato su pazienti molto anziani e debilitati, consiste nel pulire bene la lesione (in anestesia locale) e coprirla con derma proveniente dal Centro dei trapianti di cute della Università di Siena con il quale abbiamo portato avanti in questi ultimi anni una vasta esperienza.</p>
<p>Nessun rischio di incompatibilità o di infezione in quanto il derma che impiantiamo è privo di vascolarizzazione e non determina, quindi, una reazione anticorpale e le verifiche e i trattamenti cui viene sottoposto lo rendono immune da infezioni.</p>
<p>Da segnalare la ripetibilità della metodica che non comporta rischi o problemi. </p>
<p><strong>Prof. Lanfranco Scaramuzzino<br />
Chirurgo vascolare &#8211; Napoli</strong></p>
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		<title>Mese della Prevenzione Flebologica</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Feb 2012 09:20:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elio Colaluca</dc:creator>
				<category><![CDATA[HCI Informa]]></category>
		<category><![CDATA[News & Media]]></category>

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		<description><![CDATA[L’Ospedale Internazionale di Napoli dedica anche quest’anno un mese alla prevenzione flebologica.
Sarà possibile prenotare una “consulenza flebologica gratuita” a partire dal 14 Aprile chiamando il numero del centralino dell’Ospedale...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’Ospedale Internazionale di Napoli dedica anche quest’anno un mese alla prevenzione flebologica.<br />
Sarà possibile prenotare una “consulenza flebologica gratuita” <strong>a partire dal 14 Aprile</strong> chiamando il numero del centralino dell’Ospedale: (+39) 081-7612060 ovvero il numero 392 8394501.</p>
<p>Anche giornali e TV daranno risalto a questo evento che ogni anno vede protagonista la nostra Casa di Cura, comunicando in tempo debito i numeri telefonici sopra citati.</p>
<p>Le visite si svolgeranno presso gli ambulatori dell’Ospedale Internazionale di Napoli in Via Tasso, 38 – C.so Vittorio Emanuele, 127.</p>
<p>La consulenza prevede:<br />
- Una valutazione vascolare degli arti inferiori;<br />
-	Controllo Doppler;<br />
-	Valutazione posturale;<br />
-	Valutazione nutrizionale;<br />
-	Valutazione estetica.</p>
<p>Giornali e televisioni provvederanno tramite articoli ed interviste alla diffusione della iniziativa.</p>
<p>Le informazioni sulla Casa di Cura Ospedale Internazionale sono disponibili a questo <a href="http://www.hcitalia.it/casadicuraospedaleinternazionale/">link</a> >>.</p>
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		<title>La nevralgia del trigemino. Come si manifesta. Come si cura.</title>
		<link>http://www.hcitalia.it/hcitalia/la-nevralgia-del-trigemino-come-si-manifesta-come-si-cura/</link>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 12:18:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elio Colaluca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli e pubblicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[HCI Informa]]></category>

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		<description><![CDATA[Quella scossa in faccia che ti fa impazzire, ovvero la nevralgia del trigemino. In questo articolo vediamo come si manifesta e come si cura. E’ un dolore improvviso, acuto, lancinante, trafittivo; viene avvertito ad un lato della faccia e puo’ interessare la mandibola, la guancia o la metà della fronte e l’occhio...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quella scossa in faccia che ti fa impazzire &#8230; E’ un dolore improvviso, acuto, lancinante, trafittivo; viene avvertito ad un lato della faccia e puo’ interessare la mandibola, la guancia o la metà della fronte e l’occhio .</p>
<p>Tra un episodio e l’altro, separati da alcuni minuti o da poche ore, il paziente vive nell’angosciosa attesa del dolore. Spesso i pazienti vengono scambiati per depressi o per parkinsoniani, proprio a causa della loro paura a sorridere che si traduce in un viso triste, inespressivo. Le piu’ normali attivita’ diventano impossibili: bere, mangiare, lavarsi i denti, sorridere possono scatenare l’attacco.</p>
<p>“Tagliatemi la testa! Ma fatemi passare il dolore!” &#8211; e’ quello che dicono i pazienti esausti dopo l’episodio doloroso -. I pazienti che arrivano al neurochirurgo, in seguito al fallimento delle cure mediche, spesso hanno subìto ripetute avulsioni dentarie, nel tentativo di eliminare un dolore che si pensava originare dai denti. In verità si sa che l’eventuale carie dentaria funge soltanto da spina irritativa per il nervo trigemino che già di per sé è in una fase di “interferenza”.</p>
<p>E’ come se un filo elettrico usurato subisse un contatto che ne provoca un corto circuito.</p>
<p>In effetti è da tempo evidente che la nevralgia del trigemino dipende proprio da un contatto, esattamente da un “conflitto” tra un’arteria “anomala”, che nel corso degli anni si e’ indurita, e il nervo trigemino che parallelamente si e’ usurato. Proprio nella parte posteriore della testa, dietro l’orecchio e davanti al cervelletto, un’arteria più tortuosa e piu’ dura del normale va a pulsare contro il nervo trigemino provocando una lesione della guaina (la mielina) e inducendo una specie di corto circuito.</p>
<p>Nella maggior parte dei casi le cure mediche, a base di farmaci antiepilettici come la Carbamazepina (Tegretol), sono sufficienti a prevenire gli attacchi; si tratta di terapie non del tutto innocue, considerate cioè sostitutive, che devono essere proseguite a vita. Ma una percentuale variabile di pazienti non risponde alla terapia medica oppure non la tollera. Non solo, ma spesso i pazienti affetti da nevralgia del trigemino per anni vengono curati con terapie insufficienti o addirittura il dolore nevralgico non viene inquadrato correttamente. La diagnosi di nevralgia del trigemino è essenzialmente clinica, ovvero basata sul semplice racconto dei sintomi da parte del paziente. E’ necessario infatti distinguere tra nevralgia trigeminale ed altre “algie” facciali (cefalee vasomotorie, emicranie, cefalee psicosomatiche,  etc.) poiché la terapia è totalmente diversa.</p>
<p>La Risonanza Magnetica, comunque, deve essere sempre eseguita per escludere altre patologie (cisti, tumori, sclerosi, etc.) che possono provocare sintomi simili e talvolta per evidenziare la piccola arteria che comprime il nervo (il “conflitto”); l’esame deve essere eseguito da un neuroradiologo esperto nella materia in Centri dotati di macchinari di ultima generazione (1,5 Tesla).</p>
<p>La terapia definitiva e’ l’intervento di “microdecompressione” (MVD), considerato il piu’ efficace e il piu’ specifico, proprio perche’ va ad allontanare dal nervo quell’arteria che lo irrita. L’intervento si esegue utilizzando l’ingrandimento del microscopio operatorio, in anestesia generale, e dura circa 2 ore. Si pratica una piccola incisione dietro l’orecchio e attraverso un’apertura nell’osso occipitale grande come una moneta da 1 euro, si raggiunge il conflitto trigeminale senza spostare il cervelletto. Non ci sono rischi specifici, proprio grazie al fatto che il microscopio consente un approccio minimo attraverso la cisterna del cervelletto, cioe’ quel lago di acqua (liquor) che lo avvolge. L’arteria viene allontanata dal nervo e viene incollata distante. La tecnica dell’incollaggio si e’ rivelata superiore, nella nostra esperienza, a quella dell’interposizione di un cuscinetto sintetico o biologico.</p>
<p>Ci sono alcuni pazienti particolarmente anziani o che non possono sopportare l’anestesia generale che possono essere trattati con interventi percutanei, alternativi alla MVD. Si tratta di procedure che attraverso una puntura sulla guancia vanno a creare una lesione proprio sul nervo, al fine di addormentarlo con una compressione, oppure con una bruciatura elettrica o chimica. Lo stesso discorso vale per le tecniche di irradiazione del nervo con fasci di radiazioni focalizzate molto potenti (gamma-knife e cyber-knife).<br />
Si tratta di interventi che provocano lesioni sul nervo e che sono quindi considerati di seconda scelta rispetto alla MVD.</p>
<p>L’intervento di MVD puo’ essere eseguito in piu’ del 90 % dei pazienti candidati.<br />
Il sollievo dal dolore è immediato in più dell’80% dei casi ed i pazienti, spesso increduli del ritrovato benessere dopo tanta sofferenza, possono fare a meno dei farmaci ed andare a casa dopo 5 giorni. Nella maggior parte dei casi il beneficio dura tutta la vita.</p>
<p><strong>Alberto Delitala, M.D.</strong><br />
Direttore Neurochirurgia S.Camillo Roma<br />
Responsabile Neurochirurgia Roma American Hospital</p>
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		<title>Il Trattamento del Prolasso Vaginale</title>
		<link>http://www.hcitalia.it/hcitalia/il-trattamento-del-prolasso-vaginale/</link>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 11:50:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elio Colaluca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli e pubblicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[HCI Informa]]></category>

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		<description><![CDATA[Si definisce prolasso utero-vaginale, o prolasso genitale, l’abbassamento delle pareti vaginali anteriore e posteriore solitamente associato a quello dell’utero all’interno della vagina e, nei casi più gravi, anche oltre l’orificio vaginale esterno. Nella donna in età post menopausale l’incidenza del prolasso...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><br/><br/><strong>Un articolo di Mariano Iaccarino e Riccardo Morgera</strong><br />
Casa di Cura “Ospedale Internazionale” &#8211; Napoli</p>
<p>Si definisce prolasso utero-vaginale, o prolasso genitale, l’abbassamento delle pareti vaginali anteriore e posteriore solitamente associato a quello dell’utero all’interno della vagina e, nei casi più gravi, anche oltre l’orificio vaginale esterno.<br />
Nella donna in età post menopausale l’incidenza del prolasso genitale è molto elevata, infatti secondo alcuni autori è di circa il 40%, e presumibilmente la richiesta del trattamento chirurgico per tale patologia  aumenterà sensibilmente in ragione dell’allungamento della vita media femminile.<br />
Nelle forme lievi o moderate si può attuare la riabilitazione della muscolatura del pavimento pelvico mediante bio feedback. Nelle forme più severe o gravi sono stati utilizzati in passato i pessari circolari o a conchiglia. Nella medicina moderna questi dispositivi sono stati abbandonati perché nocivi alla salute, in quanto possono provocare ulcerazioni da decubiti, formazioni di fistole, infezioni, ecc.<br />
Nella maggior parte dei casi quindi la terapia è chirurgica ed a tale scopo sono stati ideati numerosi interventi.</p>
<p>Nelle pazienti con rettocele, che consiste nel descensus della parete posteriore della vagina e della parete anteriore del retto, si hanno disturbi della defecazione, che consistono in difficoltà ad evacuare, defecazione incompleta, senso di peso perianale, dispareunia. Questo complesso di sintomi si verifica per lacerazione dei legamenti utero-sacrali e del tessuto connettivo di cui fanno parte che con il passare degli anni si aggravano. Nella pelvi normale i legamenti utero-sacrali rappresentano il supporto più importante per la statica pelvica della parete vaginale posteriore, in quanto si oppongono al descensus dell’utero, dell’apice della vagina e  della fascia retto vaginale.</p>
<p>L’intervento chirurgico da noi attuato con successo da circa 10 anni  per riparare i danni anatomici e la conseguente fastidiosa sintomatologia, consiste nella “sospensione posteriore della volta vaginale” mediante Surgisis biodesign – Cook – , introdotta per la prima volta da Petros nel 1997 e ripresa da Farnworth nel 1999.<br />
Si tratta di uno “sling”, una protesi, costituita da una sottile banderella a forma di spina di pesce di derivazione animale (porcina) a bassa densità che viene applicata all’apice della parete vaginale posteriore e fissata allo spazio retto vaginale, nella concavità sacrale. Il fulcro di questa tecnica è legato al principio chirurgico che il ripristino di una funzione anatomica si ottiene proprio ricostruendo la normale anatomia del fornice vaginale posteriore ricostituendo una normale lunghezza vaginale riducendo quindi notevolmente la dispareunia (dolore durante il coito).</p>
<p>L’intervento si effettua in anestesia spinale e si compone dei seguenti tempi:<br />
1)	Incisione mediana della parete vaginale posteriore<br />
2)	Preparazione bilaterale dello spazio pararettale nella concavità sacrale in corrispondenza della spina ischiatica<br />
3)	Posizionamento dello sling mediante due aghi lunghi smussi che sono paragonabili ad aghi con la cruna usati al contrario. Questi aghi vengono introdotti dalla regione glutea 2 cm lateralmente e 2 cm posteriormente all’ano e vengono spinti verso l’alto per circa 4 cm. Due dita dell’operatore introdotte in vagina spingono il retto medialmente in maniera da proteggerlo e seguono il percorso dell’ago, raggiungendo la superficie anteriore della spina ischiatica. Lo sling viene fissato come già detto nella fossa ischio-rettale ed alla vagina.<br />
4)	Posizionato lì lo sling si tirano contemporaneamente le due estremità, in modo da far risalire verso l’alto e posteriormente la vagina, restituendole la sua normale postura.</p>
<p>Nella nostra casistica presso la casa di cura “Ospedale Internazionale” abbiamo attuato dal 2009 circa 30 di questi interventi con risultati molto positivi.<br />
Tutte le pazienti sono state dimesse a 48 ore dall’intervento, con un normale decorso post-operatorio,  sopportato senza difficoltà anche in considerazione della lieve sintomatologia dolorosa.<br />
Pertanto proponiamo questa tecnica chirurgica come valida alternativa alla fissazione della cupola vaginale al legamento sacro-spinoso, tecnica che si è dimostrata da sola inidonea alla correzione di prolassi genitali pronunciati.</p>
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		<title>Salute e prevenzione in oftalmologia</title>
		<link>http://www.hcitalia.it/hcitalia/salute-e-prevenzione-in-oftalmologia/</link>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 09:53:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elio Colaluca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli e pubblicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[HCI Informa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.hcitalia.it/?p=769</guid>
		<description><![CDATA[Articolo del Prof. Alessandro Mutolo.
Analogamente a quanto accade negli altri campi della Medicina, anche in Oftalmologia molte forme patologiche si raggruppano in maniera caratteristica in rapporto alle varie fasce d’età. Riteniamo estremamente utile avere nozione dei caratteri principali di tali malattie e dell’età in cui esse si manifestano con più frequenza.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Articolo del Prof. Alessandro Mutolo</strong></p>
<p>Analogamente a quanto accade negli altri campi della Medicina, anche in Oftalmologia molte forme patologiche si raggruppano in maniera caratteristica in rapporto alle varie fasce d’età.<br />
Riteniamo estremamente utile avere nozione dei caratteri principali di tali malattie e dell’età in cui esse si manifestano con più frequenza.<br />
ALLA NASCITA<br />
Alcune malattie che colpiscono la madre nel periodo della gestazione, oppure dei difetti genetici espressi ereditariamente possono purtroppo esitare in danni dell’apparato oculare fetale. Questi sono identificabili già nei primi giorni di vita, con grande vantaggio per il futuro recupero funzionale.                                              I più comuni sono:<br />
Malformazioni di vario genere<br />
Cataratta congenita<br />
Ptosi congenita: alterazione della motilità di una palpebra che rimane abbassata anche fino a coprire completamente il foro pupillare ostacolando la visione normale.<br />
Glaucoma congenito: l’umor acqueo non riesce a defluire normalmente dal bulbo causando un aumento della tensione intraoculare e lo sfiancamento della parete con aumento notevole delle dimensioni dell’occhio (buftalmo) e grave danno delle fibre del nervo ottico.<br />
Un esame specialistico accurato è quindi indispensabile in questa fase per verificare la regolarità anatomica dell’apparato oculare e la presenza dei normali riflessi attestanti l’integrità delle vie nervose di trasmissione fra l’encefalo e bulbi oculari.</p>
<p>ETA’ NEONATALE<br />
Nel corso del primo semestre o anno di vita si possono manifestare dei problemi a carico delle vie lacrimali: un canale lacrimale, di per se molto sottile di calibro, a causa delle dimensioni e della conformazione tipica del viso di un bambino di quest’età, può lasciar passare il liquido lacrimale con estrema difficoltà causando ristagno e lacrimazione e favorendo l’instaurarsi di un’infezione acuta. Ciò va verificato e trattato in maniera adeguata con sollecitudine perché se si supera l’anno di vita la condizione può divenire irreversibile tanto da richiedere un intervento chirurgico.<br />
L’altra eventualità, di maggiore importanza, da verificare in questo periodo, nei nati prima del termine della gestazione, tenuti in incubatrice e ai quali è stato somministrato ossigeno, è il presentarsi di alterazioni retiniche che caratterizzano la cosiddetta “Retinopatia dei prematuri” e che possono esitare in danni gravi, fino alla cecità. Un controllo periodico del fondo oculare in neonati che presentino tali caratteristiche è d’obbligo durante tutto questo periodo. L’esame del fondo è essenziale in tal fase, anche per escludere danni corioretinici in bimbi nati da madri affette da toxoplasmosi.</p>
<p>PRIMA INFANZIA ED ETA’ SCOLARE<br />
E’ questa l’epoca in cui i bimbi si interessano sempre più attivamente a ciò che li circonda e, stimolati dall’ambiente, imparano a coordinare i loro movimenti. I riflessi neuromotori si perfezionano e le loro risposte sono man mano più precise e rapide.<br />
Ma il nostro cervello è un cervello soprattutto visivo. Durante tale importante fase di crescita e sviluppo è essenziale che gli stimoli visivi giungano alla retina e da qui alle regioni competenti dell’encefalo in maniera corretta. E’ il momento in cui vegliare sulla presenza di eventuali difetti di refrazione: Miopia, Ipermetropia, Astigmatismo, vanno individuati e corretti, se necessario, al più presto possibile onde mettere il bambini nelle condizioni ottimali e prevenire l’instaurarsi di una eventuale Ambliopia, condizione in cui un occhio è incapace di inviare al cervello un’immagine nitida, anche se perfettamente sano solo  perché, a causa di un difetto della vista non diagnosticato e trattato in tempo, non è stato impiegato come il controlaterale, per un periodo abbastanza lungo.<br />
Altro capitolo importante da considerare in questo periodo è quello degli Strabismi.<br />
Per molte ragioni questa è una patologia che sta diminuendo di frequenza. Inoltre l’attuale tendenza fa ridurre molto il numero dei casi che necessita di una correzione chirurgica. La correzione ottica, il trattamento ortottico ed un’aperta e consapevole assistenza faranno il resto. Non si deve mai pensare che un bambino sia troppo piccolo per essere visitato. Quando un difetto è ormai radicato sarà più difficile tornare ad una condizione normale ed un recupero totale sarà spesso impossibile.<br />
DAI 20 AI 40 ANNI<br />
In questo periodo si ha la maggiore incidenza di traumi oculari. Inoltre per le donne è il momento della maternità.<br />
La conoscenza delle condizioni della retina è di grande importanza al momento di intraprendere una qualunque attività sportiva. In particolare i miopi e tutti coloro che risulteranno affetti da forme degenerative retiniche dovranno fare, in alcuni casi, scelte oculate, anche per l’attività lavorativa al fine di ridurre il rischio di esposizione a colpi, sforzi fisici esagerati, variazioni brusche della temperatura ed in genere a stress eccessivo.<br />
Una maternità ben condotta non espone ad alcun rischio l’apparato oculare ma anche qui l’esame del fondo oculare fornirà dei dati molto importanti circa la presenza di eventuali alterazioni che pongono limiti nell’allattamento oppure nei casi di ipertensione arteriosa o di eclampsia, sulle condizioni del nervo ottico e dell’organismo in generale.<br />
Ancora, con lo sviluppo e la divulgazione della chirurgia refrattiva, l’esecuzione di questo tipo d’intervento è molto aumentata, proprio in questa fascia d’età. Sono molte le persone che per esigenze funzionali, lavorative, sportive o estetiche chiedono che venga eliminato il proprio difetto di vista e quindi la necessità di portare occhiali o lenti a contatto.<br />
DAI 40 ANNI IN POI<br />
Si entra ora in una fase della vita in cui l’incidenza di molte malattie aumenta in maniera statisticamente significativa. Ciò rende necessario lo screening per queste forme patologiche. In Oftalmologia questo è importante per il glaucoma che colpisce il 2% della popolazione oltre i 40 anni e per le malattie degenerative della retina.<br />
I pazienti diabetici, in costante aumento, vanno sottoposti comunque a controllo periodico in quanto portatori di una malattia che può colpire ogni singolo componente dell’apparato oculare causando cataratta, glaucoma e soprattutto la  temibile “retinopatia diabetica”. Una delle principali cause di cecità esistenti.<br />
Con l’avanzare degli anni ancora, aumenta la patologia vascolare e quindi i riflessi di essa sulla circolazione corioretinica: Retinopatia ipertensiva, aterosclerosi, occlusioni arteriose e venose, vasculiti assumono maggiore frequenza. Va ovviamente menzionata inoltre, la cataratta, il fatto patologico più frequente nell’età senile, che tutti conoscono. Per essa non si conosce a tutt’oggi alcuna forma di prevenzione o di terapia medica, ma in questo campo la chirurgia ha fatto e farà ancora dei passi enormi, dando un ottimo recupero funzionale con una grande sicurezza.<br />
Citiamo per finire il Distacco di Retina, serio evento che si verifica troppo spesso per la mancanza dei periodici controlli agli intervalli suggeriti. La retina, sottile membrana di tessuto nervoso che riveste dall’interno il bulbo oculare costituendo la pellicola sulla quale si impressionano le immagini che vediamo, per la presenza di alterazioni degenerative non identificate per tempo, va soggetta alla formazione di fori e rotture che ne provocano il sollevamento dalla sua sede normale. Bisogna intervenire rapidamente per ripristinare la normalità anatomica e funzionale che va altrimenti perduta.<br />
In linea con quanto già espresso nella propria Carta dei Servizi,il Rome American  Hospital si è posto come obiettivo,per la tutela della salute  Oftalmologica dei propri pazienti,il raggiungimento di un alto livello  di efficienza nella diagnosi di ognuna delle forme di patologia sopra  elencate,attraverso precisi protocolli e programmi di screening ad opera del proprio servizio di oftalmologia. Adeguati controlli ed approfondimenti dia gnostici preludono poi ,in caso di necessità,alle forme di terapia medica,fisica e chirurgica più attuali che chiudono il cerchio di una &#8220;protezione globale&#8221; dell&#8217; individuo ad oggi<br />
perseguibile.</p>
<p><strong>Prof. Alessandro Mutolo</strong><br />
Sezione di Oculistica<br />
Rome American Hospital</p>
<p><a href="http://www.hcitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/oc1.jpg"><img src="http://www.hcitalia.it/wp-content/uploads/2012/01/oc1.jpg" alt="" title="oc1" width="350" height="220" class="alignleft size-full wp-image-777" /></a></p>
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